L’essere umano potrebbe vivere molto a lungo, ma lo Stile di Vita ne ha consolidato l’aspettativa al massimo a poco più di un centinaio.

L’uomo distrugge progressivamente, dalla nascita, il suo meraviglioso corpo introducendovi “tossine”: le pensa, le respira e le mangia. Questo testo si sviluppa attorno al mangiare, l’elemento sul quale abbiamo un più facile controllo nell’ambito della nostra quotidianità. Infatti smettere di fare “pensieri tossici” e respirare “aria tossica” prevederebbe l’allontanarci dalla comunità urbana in cui quasi tutti viviamo, per rifugiarci dove l’aria è pura e lontano dall’energia collettiva di una gran quantità di persone che crede fermamente di non poter vivere oltre i 100 anni.

Diversamente, parlando di alimentazione, l’insegnamento biblico toglie ogni dubbio: Adamo ed Eva vivevano da centinaia di anni della Luce di Dio ma, assaggiata la mela (chiaro simbolismo per l’atto del mangiare), si ritrovarono a dover “coltivare la terra con il sudore della fronte” perché ormai il loro sostentamento era legato alla digestione e, a causa di questa modalità di procurarsi energia che avevano involontariamente innescato, morirono dopo solo altri 50 anni.

In altre parole, la lunghezza della nostra Vita è limitata, in buona parte, da quello che ingeriamo ed è quindi la nostra dipendenza psicologica dal cibo a renderci mortali, la credenza di averne bisogno per sopravvivere.

Oggi i genetisti concordano che le singole cellule del corpo umano potrebbero vivere fino a 130 anni. Dobbiamo solo evitare di introdurre nel corpo le tossine alimentari che compromettono la naturale fisiologia, posseduta alla nascita, che mantiene pulito lo spazio intercellulare dagli scarti metabolici.